Nel 1996 mi sono certificato sui Social Styles. Ero in Anixter International, facevo il formatore per l’area EMEA, e quel modello è diventato parte del mio mestiere per i successivi ventisette anni. Poi nel 2023 sono passato a Brainbow. Nel mezzo ho visto centinaia di aziende scegliere fra i vari modelli comportamentali aziendali disponibili sul mercato.
E ho visto lo stesso errore ripetersi con una regolarità quasi commovente.
L’azienda impiega quattro mesi a decidere fra DISC, MBTI e Insights Discovery. Comitato di valutazione, tre fornitori a confronto, tabelle comparative, riunione con le risorse umane, riunione con la direzione, richiesta di sconto. Poi arriva il giorno del corso: mezza giornata d’aula, restituzione dei profili in due ore, tutti tornano alla scrivania con un report colorato di venti pagine.
Sei mesi dopo, quel report è in un cassetto. Nessuno ricorda il proprio colore. Il commerciale continua a non capire perché l’IT non risponde alle mail.
Quattro mesi per scegliere lo strumento. Due ore per bruciarlo.
Questo articolo fa due cose. Prima ti do il confronto serio fra i cinque modelli che le aziende italiane mettono davvero in shortlist, senza sconti per nessuno, incluso quello che uso io. Poi ti spiego perché la scelta del modello conta molto meno di quanto pensi.
Prima domanda: cosa stai misurando davvero?
Qui casca quasi tutto il dibattito. Le tabelle comparative che trovi in giro confrontano numero di colori e numero di profili, come se fossero tagli di prosciutto. Ma la differenza vera è un’altra: questi strumenti non misurano tutti la stessa cosa.
Ci sono tre famiglie distinte.
Il comportamento osservabile. Cosa fai, come ti muovi, come vieni percepito dagli altri. È misurabile perché è visibile: se chiedo a cinque tuoi colleghi come ti comporti in riunione, tendenzialmente mi danno risposte simili. Qui stanno i Social Styles e, in parte, il DISC.
La preferenza cognitiva. Come preferisci raccogliere informazioni e prendere decisioni. Non è visibile dall’esterno, è un’inferenza su come funzioni dentro. Qui stanno MBTI e Insights Discovery, entrambi di derivazione junghiana.
Il tratto di personalità. La struttura stabile della persona. Qui sta il Big Five, che è lo standard della psicologia accademica e che, non a caso, quasi nessun formatore ti propone.
Perché conta? Perché determina cosa puoi legittimamente farci.
Un modello sul comportamento osservabile ti dice come cambiare il modo in cui ti presenti agli altri. È azionabile domani mattina. Un modello sulla preferenza cognitiva ti dice perché reagisci in un certo modo. È più profondo, ma è anche più difficile da tradurre in un comportamento diverso il lunedì.
Se il fornitore non ti sa spiegare in quale delle tre famiglie sta il suo strumento, hai già un’informazione utile su di lui.
I cinque modelli comportamentali aziendali che finiscono davvero in shortlist
Ci sono decine di strumenti sul mercato. Ma in Italia, quando un’azienda apre una gara per la formazione sugli stili comunicativi, i nomi che arrivano sul tavolo sono quasi sempre questi cinque.
Social Styles
Origine. Nel 1964 David Merrill, psicologo organizzativo, cerca di capire cosa distingue chi ha successo nelle vendite e nel management da chi non ce l’ha. Lavora alla Personnel Predictions and Research, poi si unisce a Roger Reid. Nel 1978 la società diventa TRACOM.
Cosa misura. Comportamento osservabile, e lo fa in un modo che nel 1964 era rivoluzionario: chiedendo agli altri. L’approccio è multi-rater, cioè il tuo profilo lo costruiscono i colleghi che ti osservano, non tu che ti autovaluti.
Struttura. Due assi. L’assertività, cioè quanto tendi a chiedere o ad affermare. La responsività, cioè quanto mostri o trattieni le emozioni. Incrociandoli ottieni quattro stili: analitico, direttivo, espressivo, amabile. C’è poi un terzo elemento che è il vero cuore del modello: la versatilità, ovvero la capacità di adattarti allo stile dell’altro.
Il punto che nessuno ti dice. “Social Styles” non identifica un prodotto. TRACOM detiene il marchio SOCIAL STYLE® ed è l’originatore, ma Wilson Learning ha una propria implementazione della stessa matrice. Sono modelli cugini, non identici. La mia certificazione del 1996/1997 è Wilson Learning: se domani mi presento in un’azienda formata da TRACOM, parliamo la stessa lingua ma con accenti diversi.
Limiti. Il multi-rater è la sua forza e il suo tallone d’Achille: richiede che i colleghi compilino le valutazioni, il che è organizzativamente pesante e culturalmente delicato in aziende dove il feedback tra pari non è normalizzato. La documentazione in italiano è scarsa.
Quando ha senso. Forze vendita, ruoli a contatto con il cliente, contesti dove il tema è come vieni percepito.
DISC
Origine. Nel 1928 William Marston pubblica Emotions of Normal People. Attenzione a un dettaglio che cambia tutto: Marston non ha mai costruito un test. Ha proposto una teoria. Lo strumento arriva decenni dopo, sviluppato da altri.
Cosa misura. Comportamento, con qualche incursione nella personalità a seconda dell’implementazione.
Struttura. Quattro fattori: dominanza, influenza, stabilità, coscienziosità. Nella maggior parte delle versioni è un’autovalutazione, non un multi-rater.
Il punto che nessuno ti dice. DISC non è un prodotto, è una famiglia. Nessuno detiene il copyright sul modello base, quindi esistono decine di implementazioni concorrenti. In Italia incontri persolog, Everything DiSC di Wiley, Extended DISC e TTI Success Insights, per il quale GNV Group è licenziatario esclusivo e ha curato la validazione e la normazione italiana.
Questo significa una cosa molto pratica: due aziende che ti dicono di “usare il DISC” possono avere strumenti, tarature e qualità di restituzione completamente diverse. Se stai valutando un fornitore DISC, la domanda giusta non è “usate il DISC”, è “quale DISC usate e con quale taratura”.
Limiti. La frammentazione è il problema principale. La qualità psicometrica va dall’eccellente al discutibile a seconda della licenza. Ed essendo un’autovalutazione, misura come credi di comportarti, che non sempre coincide con come ti comporti.
Quando ha senso. È lo strumento più diffuso, quindi il più facile da far accettare internamente e il più economico da scalare su numeri alti. Se scegli bene la licenza, funziona.
MBTI
Origine. Katharine Cook Briggs e la figlia Isabel Briggs Myers, a partire dai tipi psicologici di Jung del 1921.
Cosa misura. Preferenze cognitive. Quattro dicotomie — estroversione/introversione, sensazione/intuizione, pensiero/sentimento, giudizio/percezione — che si combinano in sedici tipi.
Il punto che nessuno ti dice. Il test gratuito che i tuoi collaboratori hanno fatto online e di cui parlano in pausa caffè quasi certamente non è l’MBTI. È 16Personalities, che usa un modello proprietario diverso e restituisce le stesse quattro lettere. Non è la stessa cosa, non ha la stessa taratura, e soprattutto non ha nessuna restituzione professionale dietro.
Limiti. È il modello più criticato del gruppo sul piano della validità predittiva rispetto alla performance lavorativa: nelle rassegne accademiche su cosa predice davvero il rendimento sul lavoro, l’MBTI è quello con il dossier più sottile. Inoltre lo stesso editore ne sconsiglia esplicitamente l’uso in selezione. Se il tuo direttore finanziario ti chiede quali evidenze ci sono dietro, con l’MBTI hai la risposta più debole.
Quando ha senso. Percorsi di sviluppo individuale e autoconsapevolezza, dove l’obiettivo è la riflessione e non la previsione. Ha un vantaggio non trascurabile: lo conoscono tutti.
Insights Discovery
Origine. Anche qui Jung, ma con un’ingegnerizzazione moderna e un packaging notevolmente migliore.
Cosa misura. Preferenze cognitive, tradotte in quattro energie colore.
Struttura. Rosso fuoco per l’orientamento all’azione e ai risultati. Giallo sole per la socialità e l’entusiasmo. Verde natura per l’attenzione alle persone e all’armonia. Blu mare per l’analisi e la precisione. Sopra le quattro energie c’è una ruota a settantadue tipi che permette una lettura molto più sfumata.
Punti di forza. È presente in oltre trenta paesi ed è usato da grandi aziende italiane e multinazionali. Se hai un’organizzazione con filiali estere, è il modello che ti dà la maggiore probabilità di parlare una lingua comune fra Milano e Francoforte. Il report individuale è ricco, spesso oltre le venti pagine.
Limiti. È il più costoso della lista e richiede practitioner accreditati, quindi non lo puoi internalizzare facilmente. La ricchezza del report è a doppio taglio: venti pagine che nessuno rilegge valgono meno di due pagine che entrano nel linguaggio quotidiano del team.
Quando ha senso. Multinazionali, popolazioni manageriali, contesti dove serve uno standard riconosciuto a livello internazionale.
Brainbow
Origine. Italiano, sviluppato da Enrico Lorenzi e Simone Bandini Buti, con riferimento alle acquisizioni sul funzionamento della psiche e alle neuroscienze.
Struttura. Quattro macro aree colore, trentadue profili, un questionario costruito su ventotto situazioni stimolo. Blu per l’orientamento ai risultati, giallo per le esperienze, rosso per le relazioni, verde per i dettagli.
Attenzione, qui c’è una trappola. Hai notato? I colori di Brainbow e quelli di Insights Discovery non significano la stessa cosa. Anzi, blu e rosso sono sostanzialmente invertiti fra i due modelli. Se in azienda hai persone formate su strumenti diversi e le lasci parlare di colori senza specificare quale modello, ottieni confusione allo stato puro. È uno degli argomenti più forti a favore dello standardizzare un solo modello per tutta l’organizzazione, qualunque esso sia.
Punti di forza. È l’unico costruito e tarato sulle peculiarità culturali italiane, e questo si sente nella restituzione: gli esempi funzionano, le sfumature comunicative sono quelle che le persone riconoscono. Il modello ha ottenuto una validazione da Hogrefe, editore scientifico europeo in ambito psicologico. Trentadue profili su quattro macro aree sono un buon compromesso fra granularità e memorabilità.
Limiti, e li dico chiaramente. Non ha la riconoscibilità internazionale di Insights o MBTI: se hai una casa madre a Chicago, “Brainbow” non dice niente a nessuno. L’ecosistema di formatori certificati è più piccolo. E la letteratura indipendente sul modello è più limitata rispetto ai concorrenti anglosassoni, semplicemente perché è più giovane e più locale.
Dichiarazione di interesse: sono certificato Brainbow. Torno più avanti sul perché ci sono passato, ma volevo che leggessi i limiti prima delle motivazioni.
La tabella di confronto
| Social Styles | DISC | MBTI | Insights Discovery | Brainbow | |
|---|---|---|---|---|---|
| Base teorica | Merrill-Reid, empirica | Marston | Jung | Jung | Neuroscienze + modelli anglosassoni |
| Cosa misura | Comportamento osservabile | Comportamento | Preferenza cognitiva | Preferenza cognitiva | Stile relazionale |
| N. profili | 4 stili + versatilità | 4 fattori, combinazioni multiple | 16 tipi | 4 energie, ruota a 72 | 32 profili su 4 aree |
| Autovalutazione o multi-rater | Multi-rater | Prevalentemente autovalutazione | Autovalutazione | Autovalutazione | Autovalutazione |
| Taratura italiana | Limitata | Dipende dalla licenza | Disponibile | Disponibile | Nativa |
| Riconoscibilità internazionale | Alta | Altissima | Altissima | Alta | Bassa |
| Prodotto unico? | No: TRACOM e Wilson Learning | No: molte licenze | Sì | Sì | Sì |
Guarda l’ultima riga. Due dei cinque modelli non identificano un prodotto specifico. Tienilo a mente quando confronti i preventivi.
I modelli che senti nominare ma che non sono nella stessa gara
Capita spesso che in fase di valutazione qualcuno tiri fuori un nome che sembra un’alternativa ma che risolve un problema diverso. Chiariamo.
Big Five. È lo standard scientifico per i tratti di personalità, con la migliore evidenza sulla validità predittiva. Non è però pensato per la formazione: restituisce percentili, non un linguaggio comune che il team possa usare in riunione.
Belbin. Misura i ruoli che assumi in un gruppo di lavoro, non lo stile comunicativo. È complementare, non alternativo.
Enneagramma. Nove tipi, forte carica introspettiva e motivazionale, base empirica molto contestata in ambito accademico. Efficacissimo in coaching individuale, delicato da portare in azienda.
Process Communication Model. Solido e molto usato in ambiti ad alto stress, ma è un investimento formativo più pesante e richiede più tempo d’aula per essere padroneggiato.
Predictive Index e Hogan. Ottimizzati per selezione e valutazione del potenziale, non per lo sviluppo relazionale di un team esistente. Se il tuo problema è “il marketing e la produzione non si parlano”, questi non sono la risposta.
Insights Discovery, DISC o MBTI: come si sceglie davvero
Se sei arrivato fin qui sperando in un verdetto, ecco la parte scomoda: la differenza di efficacia fra questi modelli, applicati bene, è molto inferiore alla differenza fra lo stesso modello applicato bene e applicato male.
Detto questo, alcune indicazioni pratiche.
Scegli Insights Discovery se hai una popolazione manageriale distribuita su più paesi e ti serve uno standard che regga il confronto con la casa madre.
Scegli DISC se devi coprire numeri grandi con un budget contenuto, e dedica il tempo risparmiato a verificare quale licenza ti stanno vendendo.
Scegli Social Styles se il tema è la percezione esterna, tipicamente su ruoli commerciali, e se la tua cultura aziendale regge un multi-rater senza andare in ansia.
Scegli MBTI se l’obiettivo è lo sviluppo individuale e la riflessione, non la performance di team.
Scegli Brainbow se lavori su una popolazione italiana e vuoi che le sfumature comunicative del profilo suonino vere invece che tradotte.
E se stai valutando due modelli e non riesci a decidere, ti do la scorciatoia: smetti di confrontare i modelli e comincia a confrontare i formatori.
Le sei domande da fare al fornitore prima di firmare
Portale in riunione. Cambiano la conversazione.
- Quale versione esatta dello strumento usate e chi ne detiene la licenza? Se la risposta è genericamente “il DISC” o “i Social Styles”, chiedi di più.
- Esiste una taratura sul campione italiano? Uno strumento tarato su popolazione anglosassone e tradotto non è la stessa cosa di uno normato in Italia.
- È un’autovalutazione o un multi-rater? Cambia radicalmente cosa stai misurando.
- Chi conduce la restituzione, con quale certificazione e da quanti anni? Il nome del formatore, non quello della società.
- Quante ore d’aula sono previste dopo la somministrazione del test? Se la risposta è meno di una giornata piena, stai comprando un report, non un percorso.
- Cosa succede a novanta giorni? Se non c’è previsto niente, l’investimento avrà l’emivita di un post-it.
Se il fornitore risponde bene a queste sei, il modello che usa è quasi secondario.
Il modello è il venti per cento
Ecco la tesi che ho maturato in trent’anni di aule, e che vale sia per lo strumento che uso io sia per quelli che non uso.
La ricerca in psicologia applicata è piuttosto concorde su un punto: gli strumenti di assessment comportamentale producono miglioramenti misurabili nei team solo quando sono accompagnati da restituzioni strutturate e da un follow-up. Da soli non cambiano niente. Un test è una fotografia. Le fotografie non fanno dimagrire nessuno.
Eppure il mercato è organizzato all’incontrario. Il fornitore ti vende lo strumento, perché lo strumento è il prodotto che ha un listino, un marchio registrato, una brochure. L’aula è “il servizio intorno”. E il cliente, che deve giustificare una spesa, si aggrappa volentieri al nome riconoscibile: comprare Insights Discovery è più facile da difendere in consiglio che comprare quattro giornate di lavoro con un formatore bravo.
Ma il valore non sta dove sta il marchio.
Il valore sta nel momento in cui una persona guarda il proprio profilo, riconosce sé stessa, e poi guarda quello del collega con cui litiga da tre anni e capisce che non è ostilità, è un’altra grammatica. Quel momento non lo produce il test. Lo produce chi conduce la stanza.
E sta nel fatto che sei settimane dopo qualcuno, in una riunione, dica ad alta voce “sto andando troppo veloce per te, vero?”. Quello è il ritorno sull’investimento. Non il report.
Se hai un budget e devi allocarlo fra uno strumento più prestigioso con meno aula, e uno strumento meno noto con più aula e un follow-up serio, scegli il secondo. Ogni volta.
Cosa ho imparato passando da Wilson Learning a Brainbow
Mi sono certificato sui Social Styles nel 1996, quando ero in Anixter International come formatore per l’area EMEA. Ci ho costruito sopra ventisette anni di lavoro. Non l’ho abbandonato perché avesse smesso di funzionare.
Sono passato a Brainbow per tre ragioni concrete.
La prima è la taratura italiana. Portare in un’aula di Bergamo un modello costruito su ricerche condotte su assicuratori americani degli anni Sessanta funziona, ma richiede una traduzione culturale continua che fa il formatore e che, se il formatore è mediocre, non avviene. Con uno strumento nato qui, quel lavoro è già nel profilo.
La seconda è la granularità. Quattro stili sono facili da ricordare ma diventano rapidamente una gabbia: le persone si identificano con l’etichetta e la usano come giustificazione. “Sono un direttivo, funziono così.” Trentadue profili rendono molto più difficile trasformare il modello in un alibi.
La terza è la sostenibilità operativa. Il multi-rater dei Social Styles è metodologicamente superiore, e continuo a pensarlo. Ma organizzare la raccolta di valutazioni incrociate in una PMI italiana da quaranta persone è un progetto nel progetto, e ho visto troppi percorsi arenarsi lì.
Detto tutto questo: se domani un’azienda mi dicesse che ha già Insights Discovery diffuso in tutte le sedi europee e mi chiedesse se conviene cambiare, risponderei di no. Il modello che il tuo team già conosce e usa vale più di quello teoricamente migliore che deve ancora imparare.
In sintesi
- I modelli comportamentali aziendali più usati in Italia sono cinque: Social Styles, DISC, MBTI, Insights Discovery e Brainbow.
- Non misurano tutti la stessa cosa: alcuni misurano comportamento osservabile, altri preferenze cognitive. È la distinzione più importante e quasi nessuno la spiega.
- Social Styles e DISC non sono prodotti unici ma famiglie di licenze diverse: chiedi sempre quale versione specifica ti stanno proponendo.
- I colori non sono universali: blu e rosso hanno significati sostanzialmente opposti fra Brainbow e Insights Discovery.
- MBTI è il più conosciuto e il più criticato sulla validità predittiva; il test gratuito online che quasi tutti hanno fatto non è MBTI.
- Brainbow è l’unico nativo italiano, con validazione Hogrefe, ma ha minore riconoscibilità internazionale.
- La differenza di efficacia fra i modelli applicati bene è minore della differenza fra lo stesso modello applicato bene o male: il vero investimento è nella restituzione d’aula e nel follow-up, non nello strumento.
Domande frequenti
Insights Discovery deriva dalla psicologia junghiana e misura preferenze cognitive, restituendole in quattro energie colore con una ruota a settantadue tipi. DISC deriva dal lavoro di Marston e misura prevalentemente comportamento attraverso quattro fattori. Insights è un prodotto unico con practitioner accreditati e costi più alti; DISC è una famiglia di licenze concorrenti, più economico e più scalabile ma con qualità variabile a seconda dell’implementazione.
No. MBTI classifica in sedici tipi basati su preferenze cognitive interne, non direttamente osservabili. I Social Styles misurano comportamento osservabile su due assi, assertività e responsività, e nella versione originale lo fanno chiedendo agli altri come ti percepiscono. MBTI ti dice come funzioni dentro, i Social Styles ti dicono come arrivi fuori.
Dipende molto dallo strumento. Il Big Five ha la base empirica più solida ma non è pensato per la formazione. Gli strumenti orientati al comportamento osservabile hanno generalmente evidenze migliori di quelli orientati alla tipizzazione della personalità, e l’MBTI è il più criticato sul piano della validità predittiva rispetto alla performance lavorativa. Verifica sempre l’esistenza di una taratura sul campione italiano e chiedi la documentazione tecnica.
Con grande cautela, e mai come criterio unico o principale. Diversi editori, incluso quello dell’MBTI, sconsigliano esplicitamente l’uso in selezione. Sul piano normativo il trattamento di dati che descrivono caratteristiche della persona in ambito di selezione richiede base giuridica adeguata, informativa specifica e proporzionalità rispetto alla finalità ai sensi del GDPR. Se un fornitore ti propone con leggerezza un modello comportamentale come strumento di screening, è un segnale d’allarme.
Il test online richiede in genere fra i venti e i quaranta minuti. La parte che conta è l’aula: sotto una giornata piena di restituzione ed esercitazione il percorso raramente lascia traccia. I programmi strutturati si articolano su più moduli progressivi, dalla conoscenza del proprio stile fino all’applicazione su casi reali di vendita, negoziazione o gestione del team, con una sessione di follow-up a distanza di alcune settimane.
E adesso?
Se stai valutando un percorso sugli stili comportamentali per la tua azienda, la cosa più utile che puoi fare non è scaricare un’altra tabella comparativa. È parlare con qualcuno che quei modelli li ha usati davvero in aula, e che ti dica anche cosa non funziona.
In Digital Punk lavoriamo con Brainbow perché è tarato sulla realtà italiana, ma soprattutto perché costruiamo il percorso intorno all’aula e non intorno al report. Simulazioni, casi reali del tuo settore, follow-up. La parte che decide se fra sei mesi qualcuno si ricorderà qualcosa.
Scopri il percorso sugli stili comportamentali con Brainbow, oppure scrivici e ragioniamo insieme se il modello giusto per te è il nostro o un altro. Capita, e lo diciamo.